Chefchaouen

Per chi ama il blu. E per chi ancora non sa di amarlo
(Zona del Rif, Marocco settentrionale)

Mi sono persa a Chefchaouen.
Come sarebbe? Voglio dire, com’è possibile perdersi in un posto tanto piccoletto che in mezza giornata si è visto tutto?
Eppure sì: mi sono persa, proprio così, pazienza se questo fa ridere. Mi sono smarrita in un incanto di albe, di tramonti e di tutte le ore che ci scorrono in mezzo. Tra vicoli, scalinate, ombre di gatti, vasi di fiori, porte di legno, tessuti a righe colorate, tè alla menta, dipinti murali, bancarelle di pane e di olive, lame di sole che scivolano sotto porte socchiuse. Altro che mezza giornata: ci sono voluti tre giorni per smettere di far trottare i piedi e far ritrovare loro la strada di casa.
Per tre giorni ho camminato ed è stato magnifico.
Chefchaouen ha 600 anni, un’origine andalusa e una storia di mescolanza di influenze e di culture: ispaniche, berbere, arabe, ebraiche. In quanto città santa, per secoli fu chiusa al mondo esterno: questo fino alla conquista spagnola, che segnò la fine di tale isolamento. Oggi fa parte del Marocco, è su ogni guida turistica del Paese ed è visitata da frotte di viaggiatori, dai solitari con lo zaino ai pullman pieni di cinesi.
Ma l’affollamento non le toglie l’incanto.
L’incanto del blu. Provate a pensarci, al color cobalto. Fatevelo scorrere dentro gli occhi, poi prendetene una manciata e con quella dipingete ogni casa, ogni finestra, tutte le porte, i balconi e i cortili.
Chefchaouen è così. Tutta, interamente blu. Da far girare la testa.
Sul perché ci sono varie teorie: c’è quella che dice che il blu tiene lontane le zanzare e quella che racconta che fu l’arrivo degli ebrei in fuga dal nazismo negli anni ’30 a darle questa tinta uniforme, simbolo del cielo e del paradiso. Quale che sia o siano le ragioni, il colore dà forma e armonia e accompagna il labirinti della Medina, il nocciolo antico che caratterizza molte città del Nord Africa: Chefchaouen è un puzzle di viuzze, cunicoli, passaggi, volte, salite, discese. E poi ci sono le montagne verdi del Rif che le crescono intorno, facendole da cornice e dando all’aria un sapore frizzante (oltre a essere luogo di produzione massiccia di cannabis). Se a questo aggiungete le fontane intarsiate, le moschee, i ghirigori che decorano le porte, il muezzin che all’ora giusta intona il suo canto, i caffettani degli uomini e i cesti di spezie, arriverete alla stessa conclusione dei miei piedi: in un posto del genere, perdersi è pura bellezza.

NOTE PRATICHE

*** Visto ***
Per soggiorni inferiori ai 90 giorni non è necessario il visto, basta avere il passaporto con almeno sei mesi di validità. Se vuoi saperne di più sul VISTO
*** Dove ***
Chefchaouen si trova nella parte settentrionale del Marocco, 120 km a sud-est di Tangeri.

*** Come ***
Dalla stazione degli autobus di Tangeri ci sono frequenti autobus di linea (2/3 ore). Un’alternativa, più rapida e più costosa, è il taxi. Ci sono frequenti collegamenti in autobus anche da e per Fès (3/4 ore).
*** Quando ***
Provate i mesi meno caldi, quando ci sono pochi turisti. Io ci sono andata in dicembre: giornate miti e fresche, serate fredde per le quali ci vogliono un maglione e una coperta extra.
*** Dormire e mangiare ***
Chaouen ha un cuore raccolto con un’ampia scelta di alloggi. Nella Medina ce ne sono così tanti che trovarne uno che abbini desideri e budget non è un problema. Si possono prenotare sui consueti siti online oppure si può fare un giro e dare un’occhiata; i prezzi sono contenuti e, in bassa stagione, contrattabili. Un buona opzione per uno spuntino è il mercato centrale, dove si trovano frutta e verdura fresche, pane, formaggio, uova.
Nella piazza principale abbondano i ristoranti: personalmente, li trovo eccessivamente turistici e preferisco i caffè di Place el Hauta e i ristoranti all’ingresso della Medina, tra i quali Assaada.

IL MIO CONSIGLIO

io ho fatto così e mi è piaciuto...
Tiratevi su presto. Esplorare un luogo nell’ora che lo porta dal sonno alla veglia ne fa cogliere sfumature che la luce e i suoni del giorno trasformano o dissolvono. Alzarsi all’alba è sempre una buona idea per gustare la lentezza, aspettando il sole e l’apertura del primo caffè, infilandosi nei patii e tra i panni umidi della notte, guardando i negozianti che fanno le pulizie e i ragazzini che vanno a scuola, mentre nell’aria aleggia il profumo del pane caldo. Guardatela da sopra e da lontano. Da sopra: tutti gli alberghi e i riad hanno la terrazza: saliteci con un tè alla menta e gustate la vista. Da lontano: andate alle cascate di Ras el Maa e, superando i turisti che si rinfrescano i piedi, proseguite fino alla moschea bianca. La camminata dura una ventina di minuti: dalla moschea si gode di una bellissima vista sull’insieme della città, specialmente al tramonto.
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