Sulla via del Sale o Via del Mare

Un trekking di 3/4 giorni

Inizierò col dirvi che non c’è solo UNA Via del Sale, ma diverse possibili diramazioni. Si può partire dal dal Piemonte o dall’ Emilia e in rete trovate tutte le informazioni possibili, compresi video su YT e tracce GPS da scaricare. Basta digitare “via del Sale” sui motori di ricerca ed è fatta. Quello che forse è più difficile trovare è un racconto vissuto in prima persona, il reportage di un viaggio imperfetto fatto di scelte giuste e scelte sbagliate, di momenti di gioia e attimi di ansia e difficoltà. Ecco quello che può succedere quando da un cammino progettato sulla mappa, si passa alla realtà.

Sarò in grado di farlo? Come mi organizzo?

E’ stato più difficile del previsto, ma proprio per questo partire e affrontare le difficoltà, mi ha permesso di conoscere un po’ meglio me stessa. Sono partita da sola, donna di 49 anni, abituata a camminare in montagna sì, ma senza particolare allenamento. La maggior parte delle persone incontrate lungo il percorso mi hanno chiesto “Non hai paura?” Certo che ho paura, ma me la sono messa in tasca e abbiamo camminato insieme.  Prima di decidermi ho passato due settimana di consultazione compulsiva sul tema “Via del Sale” (che poi diventa Via del Mare da un certo punto in poi): ogni video, racconto, resoconto di blogger, tracce gpx; ho scritto nei forum dei camminatori o stalkerato i gestori dei rifugi e…. alla fine ho deciso di partire da un punto che non c’entrava nulla e che mi sono inventata. Perché? Non c’è un motivo razionale, ma ispirazionale: ho deciso di salire sul Monte Ebro partendo a piedi da Cabella Ligure. E infatti, come vi racconterò nelle prossime puntate, mi sono persa più volte, mi sono data dell’idiota e ho fatto anche incontri poco rassicuranti. Non è facile trovare il giusto mix tra assecondare le proprie fantasie e il buon senso.

 Lo sanno anche le capre che deve essere il più leggero possibile, specialmente se il percorso offre dei comodi alberghi e rifugi per mangiare e dormire. E’ bello sognare di accamparsi selvagge sui monti, con una splendida amaca, il fornelletto, il sacco a pelo di piuma super caldo, i pancake alla curcuma fatti in casa la sera prima, il pannello solare comprato in India per ricaricare il cellulare. E’ un sogno dimenticarsi di avere quasi 50 anni (e non essere un ventenne delle steppe kirghise), di dover camminare mediamente 20/24 km al giorno con 1000/1500 metri di dislivello e fare finta di non avere visto che il meteo dice pioggia tutta la settimana…l’unica di ferie a disposizione. Quindi a meno che non siate certi di esserne atleticamente  in grado o spostarvi in più di uno per dividersi il peso, portatevi il meno possibile. Vi godrete il percorso in leggerezza e non implorerete le vostre ginocchia di perdonarvi ogni volta che, con il loro linguaggio di fitte, vi ricorderanno che a sopravvalutarsi, si baratta una fetta di gioia in sofferenza inutile. Cosa portare nello zaino ve lo dicono in molti. Poi può succedere di tutto: i sacchetti di plastica dell’immondizia sono leggerissimi e vi salvano in molte situazioni; se vi si stacca la suola di una scarpa meglio un rotolo di cerotto che ha diverse utilità…

Esistono moltissime informazioni in rete sulle tappe. Ovviamente è possibile percorrerne in giornata solo una parte, organizzandosi con auto e mezzi pubblici. Si può scegliere la direzione, anche se attraversare le montagne per arrivare al mare ha un fascino impagabile. Salendo verso l’alto, nella prima tappa, si attraversano ampie zone boscose. La seconda parte è quasi sempre in cresta, le ultime ci fanno incontrare quei tipici borghetti dell’entroterra ligure. Fare l’autostop in caso di cedimento fisico è considerato valido. Il dislivello è sempre piuttosto impegnativo, particolarmente il primo giorno in salita, ma anche le discese verso la costa dell’ultimo giorno non scherzano. Volendo è possibile prevedere tappe intermedie. Mediamente si percorrono dai 20 ai 24 km al giorno ed è un contiunuo sussegursi di saliscendi.

Tappa #1 Cabella Ligure - Capanne di Cosola

Decido per una partenza “non ufficiale”, ispirata dalla voglia di raggiungere Capanne di Cosola attraverso il Monte Ebro (1700 mt).
Dalla stazione di Arquata Scrivia c’è il servizio bus della Val Borbera, comodo e puntuale. Arrivata a Cabella Ligure, mi dicono che per salire al Monte Ebro devo camminare sull’asfalto fino a Piuzzo e da lì parte il sentiero. Cosa?!! Asfalto?! non sia mai…è così faccio la prima stupidaggine della giornata. Seguo il percorso che mi indica maps.me. Imbocco una vecchia mulattiera con ortiche che sale da dietro la chiesa di S. Lorenzo. Incrocio un paio di volte l’asfalto e prima del paesino di Teo, imbocco una larga strada sterrata che si inoltra nel bosco. Non c’è segnaletica, proseguo guardando la freccia sullo schermo del navigatore…e poi spuntano loro! I cinghiali! Sento il grugnito e li vedo sopra di me tra gli alberi…aiuto! Dopo qualche metro c’è prato, con altri cinghiali che grufolano nell’erba. Ri-aiuto! Vedo la rete di un orto abbandonato, mi ci butto dentro in cerca di protezione e provo a capire cosa fare. Sì, perché in tutto questo si è persa anche la traccia che stavo seguendo, risucchiata chissà dove. Vago nel bosco cercando di fare un gran baccano con versi, bacchette da trekking, foglie, sperando di fare scappare i cinghiali. Finisco su una pista che porta in basso e dopo un’ora decido che forse è più saggio tornare sui miei passi piuttosto che perdermi definitivamente nei meandri della Val Borbera incalzata dai maiali selvatici.

Solo un ultimo tentativo, riguardo il gps…forse se risalgo il costone in questo punto…ma non hai paura da sola? Sì, ho paura ma non ho alternative… forse qui c’è un sentiero…sìììììì!!!Eccolo! Ritrovo Un segnavia CAI! Ce l’ho fatta. Non so come, ma mi sono ricollegata al sentiero 221 che parte da Piuzzo
l’Anello delle 12 Fontane. Lo seguo fino alla malga di Costa Rivazza, poi alla fontana Du Paskuo e in breve (più o meno) esco dal bosco e davanti a me appare la cresta del Monte Ebro. Qui però la traccia scompare di nuovo, oppure sono io che non la vedo tra l’erba. Comunque la direzione è ormai chiara, salgo a zig zag verso la cresta e mi ricollego al sentiero 200 che porta i monti Ebro (da segnalare nelle vicinanze il Rifugio Ezio Orsi) Cosfrone, Chiappo e Prenardo. Ormai ho percorso quasi 1300 metri di dislivello e per arrivare a Capanne di Cosola è tutto comodo, segnalato e in discesa. Peccato per il tempo nuvoloso e per il vento che quasi mi fa volare dalle mani il registro delle firme sulla vetta dell’Ebro. Ad aspettarmi al primo punto tappa c’à la mia amica Chiara con un Volkswagen T3 che ci farà da rifugio per questa prima tappa a cavallo tra le province di Alessandria e Piacenza. Morale di questa prima tappa? Soddisfatta di me stessa per aver mantenuto il sangue freddo, meno soddisfatta di non avere dato retta ai consigli. E soprattutto, contenta di avere scoperto un versante inedito e molto bello, che consiglio, (ecco, magari partendo dal punto giusto Piuzzo) per accedere alla Via del Sale.

Tappa #2 Capanne di Cosola - Torriglia

Dopo il percorso inventato del primo giorno, seguo diligentemente i segnavia VM (Via del Mare) verso Torriglia. Mi aspettano circa 24 km con un dislivello totale di 800/100 metri, almeno così mi dice maps.me. Ci sono altri camminatori lungo il sentiero, ci si saluta, si chiacchiera un po’. La cavolata della giornata (perché c’è sempre una scelta imperfetta ogni volta che prendo una decisione, accettiamolo e impariamo qualcosa dagli errori) è caricarmi un sacco a pelo pesantissimo e un’amaca da campeggio con la bucolica idea di accamparmi nel bosco. Cammino lenta e testarda come un mulo, scruto le nuvole che si addensano, mi perdo nell’orizzonte verde e aereo, tra i fiori dei prati e il ginocchio che mi comunica che forse avrei dovuto portarmi meno peso o allenarmi di più. Tra su e giù, arrivo a Capanne di Carrega, il punto ristoro è chiuso, il cielo si fa più cupo e inizia qualche goccia. Dopo il breve tratto di asfalto, all’attacco della salita verso il Monte Antola inizia a piovere a secchiate. Dopo una mezz’ora, nonostante gli strati impermeabili, sono bagnata fradicia. Continuo a salire, sul sentiero non si vede nessuno, gli scarponi affondano nei ruscelli caffelatte di fango sciolto. Non smette, non c’è un riparo, inizio ad avere brividi di freddo, ho la pelle bagnata e siamo a quota 1500 metri. Inizia anche a salirmi un po’ di ansia. Siccome sono un po’ ipocondriaca mi faccio i film: e se collasso per ipotermia? Fra, stai calma e cammina, non c’è scelta, calma e cammina. Appena sotto la croce dell’Antola le gocce diradano e alla chiesetta sotto la vetta mi imbatto in un gruppo di trekker meridio – genovesi che si consolano dal tempaccio bevendo limoncello e ballando la tarantella. Non ci penso due volte, mi butto con loro sotto la tettoia, mi cambio la maglietta e scatta le modalità disco dance per un’altra ora, visto che ha ricominciato a piovere. Da lì a Torriglia, sono circa un paio d’ore di una discesa difficile, perché la mulattiera è bagnata e molto scivolosa. Arrivo nel paese verso le sei di sera cerco un posto per dormire, (altro che amaca) ma non avendo prenotata nulla, rimedio una notte in brandina in una stalla con i cavalli.

Tappa #3 Torriglia - Sori

La notte nel deposito delle selle con le scalciate notturne dei cavalli non è stata proprio riposante. Alla mattina mi sento un po’ accartocciata e dolorante. Il cielo è sempre coperto. Inizio a chiedermi se non sia meglio prendere un bus per Genova, piuttosto che vagare claudicante per i monti imbarcando acqua come una vecchia spugna. E mentre faccio questi ragionamenti, l’istinto mi fa continuare a camminare. Incrocio l‘Alta Via dei Monti Liguri, sul passo della Scoffera riprende a piovere, io saltello su una gamba sola e prendo un antidolorifico. Ora sono convinta: a Sant’Alberto cerco un mezzo scendo al mare. Però una volta arrivata al paesino succede che esce il sole. Io stendo i panni alla fermata del bus e mi dico, non posso mica mollare ora che finalmente il tempo è bello! Proseguo verso Uscio, risalgo il bosco, arrivo a pratone con un bivio: la segnaletica della Via del Mare punta verso Sori. Secondo il GPS Uscio è dal lato opposto. In realtà non mi è chiarissimo da che parte andare, alla faccia dei miei studi del percorso. Poi inizio a pensare a cose del tipo: domani pioverà ancora, la zia di Sturla fa un pesto fantastico…insomma, cambio programma e scendo verso la costa. Continuo così verso Sori, arrivo all’asfalto e prendo un sentiero FIE che indica Canepa, barcollo zoppa sul ripidissimo sentiero, mi butto sotto la pensilina della fermata dell’autobus appena prima che ricominci il temporale. L’autobus non passa e così mi inginocchio in mezzo alla strada pregando una signora che deve andare a Recco di darmi un passaggio in stazione. La tizia si fa impietosire e mi scarica in stazione, sul treno conosco anche ragazzo molto carino, chiacchieriamo così bene che poi è un vero peccato dirsi addio. E comunque ce l’ho fatta! Un po’ a pezzi, un po’ folle, il messaggio è non serve essere atleti o super organizzati per mettersi in cammino, ma curiosità e fiducia.

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