DAL TICINO AL MARE | un percorso a tappe

Sono molti i possibili percorsi che da Sesto Calende, attraversano il Parco del Ticino e arrivano fino a Pavia. Svariate sono anche le possibilità di attraversare la pianura padana e piemontese, scavalcare gli Appennini e giungere fino alla Liguria. In questo percorso l'idea ispiratrice è stata quella di stare il più vicini possibile all'acqua, come una vena viva che scorre e cadenza i nostri passi
VICINO A CASA

TAPPA #1 | da Sesto Calende al Panperduto

Parti dalla piazza principale di Sesto Calende, P.zza Mazzini. Il fiume è lì davanti a te e nel punto che vedi è appena uscito dal Lago Maggiore. La tradizione locale traccia un confine immaginario tra l’ampio bacino del Verbano e le più strette rive del Ticino nei pressi del pontile dell’Idroscalo, storico aeroporto utilizzato durante la guerra per gli idrovolanti, bombardato dagli alleati nel 1945 e oggi trasformato nel più bel giardino pubblico della zona, Il Parco Europa (frazione Sant’Anna), raggiungibile con una pista ciclabile. Da Piazza Mazzini segui il corso del fiume (tieni l’acqua alla tua destra) lungo un piacevole viale di tigli che ben presto diventa una strada asfaltata che costeggia la riva erbosa. Dopo pochi chilometri si esce dall’abitato e la strada diventa bianca con fondo di terra dura, qui c’è il divieto d’accesso alle auto. Dopo una sbarra bianca e rossa che indica la fine del tratto pedonale e immette su una strada statale, si prosegue per un breve tratto, superando il ponte dell’autostrada e entrando nel Comune di Golasecca e qui è possibile seguire due strade alternative: entrambe portano nello stesso punto. Una è un sentiero nel bosco con castagni, tracce preistoriche e manufatti, confusi nella vegetazione di antiche vie di comunicazione. L’altra prosegue su asfalto sempre costeggiando il bellissimo paesaggio del fiume. ( da Piazza Mazzini al ponte autostradale sono 2,61 km)

Per la via asfaltata

Superato il ponte dell’autostrada si piega a destra in un grande spiazzo sterrato dove ci sono i cartelli blu di una pista ciclabile (Sesto Calende Pavia o Milano), che attraversa la spiaggia erbosa (Località Melissa) in riva al fiume superando un’area picnic con tavolini in cemento per poi riportarsi su una strada asfaltata. A quel punto si prosegue sempre tenendosi il fiume sulla destra e in circa 4 km si giunge alla grande chiusa di Porto della Torre.

Attraverso il bosco

Superato il ponte dell’autostrada, si gira verso sinistra attraversando la strada asfaltata e nei pressi di un tabellone informativo del Parco del Ticino, ci si immette su un largo sentiero che entra nel bosco, indicato con segnavia “Necropoli”. Siamo nell’area archeologica della civiltà di Golasecca, una popolazione dell’età del bronzo. Dopo un breve tratto in salita con fondo di sassi, si attraversa un prato fino ad un bivio segnalato da un segnavia “Necropoli MO”. Da qui si prosegue a sinistra fino a giungere ad un incrocio di tre sentieri. Si ignorano le tracce più larghe indicate come “Necropoli” (sulla destra) e il cartello giallo “Itinerario Archeologico 4” (centrale) per prendere la traccia più stretta e senza indicazioni che piega decisamente a sinistra. Dopo poco ci trova davanti ad un prato e da qui si prederà la traccia erbosa che va verso destra che in breve si inoltra nuovamente nel bosco, trasformandosi in un sentiero immerso tra i castagni. Proseguendo si giunge ad una palina che indica il passaggio di un metanodotto dove si incrociano tre tracce: prendere quella che va verso destra, una larga strada in terra battuta. Ben presto si incontrano anche i segnavia che indicano il sentiero “E1”. Proseguire fino all’innesto con una strada asfaltata, siamo nel territorio del Comune di Golasecca, in via Cesare Battisti. Attraversare l’asfalto e procedere seguendo il segnavia “E1” e le indicazioni del Parco del Ticino “Somma Lombardo – Vizzola – Lonate Pozzolo”. In questo tratto il percorso è piatto e facile, la strada sterrata si fa larga e lungo la via ci accompagnano i pali del metanodotto e le indicazioni del sentiero “E1”. Inoltrandosi nel bosco, il fondo si fa poi sassoso (resti dell’antica Strada Ducale) e sulla destra si cominciano a notare dei terrapieni elevati e resti di ponti e sostegni ormai ricoperti di vegetazione. Sono le vestigia di quella che fu l’Ipposidra, ovvero l’unico esempio nel mondo di ferrovia trainata da cavalli per il trasporto, via terra, delle barche che da Milano risalivano verso il Lago Maggiore. Progettata dall’ingegnere Carlo Cattaneo, fu in uso tra Tornavento e Sesto Calende dal 1858 al 1865. Proprio al secondo grande ponte di pietra, nei pressi di una centrale del gas, si abbandona il sentiero “E1” e si prende la larga sterrata a destra che passa sotto l’Ipposidra fino ad incrociare nuovamente l’asfalto in via Cavour. In questo punto occorre attraversare facendo attenzione al traffico. Imboccare la via Cristoforo Colombo dove ci sono le indicazioni per Coarezza, proseguire per pochi metri e all’altezza di una evidente pietra miliare prendere la traccia sulla destra che ci riporta nel bosco. Lungo una strada bianca si costeggia un muro di cinta sulla sinistra con simpatiche scritte che recano minacce di morte… fortunatamente il senso di inquietudine dura poco, perché in breve cominciano a comparire i primi pini che saranno solo l’assaggio della bellissima pineta che tra poco si incontrerà. Proseguire sempre dritti ignorando le altre tracce, ad un piccolo tratto disboscato, attraversato dalla linea elettrica, continuare dritti ed eccoci immersi nella meravigliosa pineta del Vigano. Le tracce che la attraversano sono numerose e anche i sentieri percorribili. Nel nostro percorso proseguiamo dritti e al primo bivio, si piega decisamente verso destra, fino ad incontrare una serie di segnavia bianchi e rossi del Parco del Ticino. Ignorando le altre possibili deviazioni seguire le indicazioni per “Fiume Ticino” , fino a ritrovarsi ad un’ulteriore deviazione non segnalata. Qui prendere verso destra, tenere come riferimento un rudere che si nota tra la vegetazione e proseguire sul sentiero avendolo le rovine sulla sinistra. Di nuovo si attraversa l’area aperta con la linea elettrica e al successivo bivio prendere a sinistra, dove indica anche una freccia gialla dipinta sui tronchi. Alla fine di questa stretta traccia, si aprono tre sentieri: quello di sinistra è una ben tenuta strada di pietra che in breve scende verso il fiume Ticino proprio presso il ponte della diga di Porto della Torre, dove ci si ricongiunge al nostro itinerario asfaltato. Sia che abbiate preso il sentiero oppure optato per il percorso asfaltato, il punto di ricongiunzione dell’itinerario è la diga di Porto della Torre. Attenzione non attraversare il ponte, ma tenere la sinistra seguendo i cartelli bianchi e rossi che indicano la direzione per Pavia e Milano. Dopo un tratto di statale non molto piacevole da percorrere (Via Canottieri), ma fortunatamente breve, la strada si apre in un ampio un curvone: sulla sinistra c’è un bar, mentre sulla destra si apre lo spiazzo di un parcheggio da cui inizia una strada acciottolata che immette sulla pista ciclopedonale che conduce a Milano e Pavia e in poco tempo presso la diga del Panperduto, da dove avrà inizio la seconda tappa del nostro percorso. Da qui ha inizio il canale industriale Villoresi, un bacino idroelettrico, che viaggerà per parecchi chilometri parallelo al fiume Ticino.

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Da Sesto Calende al Panperduto tappa#1
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