Mi innamoro della grazia scrostata della parte antica di Damasco, dei vicoli che fanno angoli assurdi, dei cortili che a ficcarci dentro il naso a volte si incontrano ragazzini che giocano, altre volte il portone nebbioso di un hammam e altre ancora delle galline chiassose; dei ciottoli (anche di quelli sconnessi); del bianco dei muri e del legno tarlato dei balconi; dei ristoranti profumati di acqua al gelsomino; delle fontane, alcune belle e decorate, altre giusto un rubinetto cigolante e disseminate ovunque perché nei Paesi del deserto è così, appena si può si costruiscono fontane per far sì che tutti possano dissetarsi.

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